Questo sito utilizza solo cookie di tipo tecnico. Per saperne di più consulta la nostra Informativa sulla privacy e sui cookie
Accetto

 Foto30anni

 Ci vorrebbe un libro per raccontare la nostra storia iniziata 30 anni fa quando, precisamente il 4 marzo 1980, cinque appassionati di mare firmarono l’atto costitutivo del “Gruppo Tecnomare” con la voglia di contagiare tanti altri all’amore per la subacquea. Si partì con entusiasmo e serietà e già un anno dopo venimmo insigniti dell’”Ancora d’oro” da parte dell’Accademia toscana “Il Machiavello” e nel 1982 gettammo le basi per una collaborazione attiva con il Centro Nazionale Ricerche nell’ambito del “Progetto oceanografia e fondi marini”. Nello stesso anno ci veniva conferita la “Targa d’onore per meriti sportivi e organizzativi”.

Nel 1984  la tragica scomparsa in mare di un socio impose una riflessione sugli obiettivi sociali e con essi anche l’ingresso della didattica subacquea tra le attività propedeutiche a lle iniziative del club; ritenemmo allora di trasformare la denominazione sociale in quella attuale di “Tecnomare”. Seguirono anni di reportage sull’ecologia, di ricerche archeologiche sui fondali regionali, si creò un’equipe di fotografi e di video-operatori a cui in più di una circostanza vennero riconosciuti lusinghieri riconoscimenti.

La fine degli anni Ottanta fu quella più intesa e di maggior successo nell’attività subacquea mentre la crescita contemporanea dei gommoni faceva già intraved ere le enormi potenzialità di questi mezzi che solo 8 anni prima della nostra nascita avevano originato a Milano la costituzione del primo club gommonautico nazionale.Ricordiamo con giustificato orgoglio il recupero di 2 ancore di epoca ellenistico-romana nelle acque di Solunto e quello di un’ancora di tonnara del XIX secolo nella zona di Isola delle Femmine ma fu l’individuazione in quest’ultima area del relitto di un aereo tedesco della seconda guerra mondiale che infiammò letteralmente i soci del club che per settimane, per mesi continuarono a scendere regolarmente a quasi 50 metri ogni fine settimana solo per il desiderio di dare da mangiare a un enorme gronco, il nostro “Beniamino”, che in quel relitto aveva fatto la sua casa.

 

Quello specchio di mare era ormai diventato il nostro terreno di conquista e non a caso nel 1990 vi individuammo un sito archeologico su cui avviamo assieme alla Sovrintendenza ai beni Archeologici una campagna di ricerca.

Non c’erano le attrezzature subacquee di oggi eppure la scoperta a quasi 80 metri del relitto della cosiddetta “Nave degli schiavi” non riuscì a impedirci di scendervi ben tre volte filmando e fotografando l’oggetto di uno dei più misteriosi affondamenti dell’ultima guerra.

Cresceva intanto il desiderio di conoscere nuovi fondali e nello spazio di 5 anni esplorammo quanto di più suggestivo esiste lungo la costa da Palermo sino a Trapani segnalando tra l’altro all’Istituto Idrografico della Marina l’esatta posizione di uno dei relitti oggi più visitati dai subacquei, la cosiddetta “Nave dei Corani".

Subacquea e ancora subacquea ma le crescenti doti dei nostri preziosi mezzi di trasporto ci avevano nel frattempo impressionato a tal punto da stimolare la voglia di impiegarli in imprese sino allora impensabili.

La prima esperienza era stata la traversata sino ad Ustica nel 1988 e da allora, come un affettuoso appuntamento con l’isola l’abbiamo ripetuta ogni anno sin da quando si viaggiava con i “canotti” di 4 metri e 50, pur sapendo di dover rivettare consolle e panche prima di affrontare il ritorno.

Ci aspettavano però nuovi traguardi e per primi decidemmo di navigare il Canale di Sicilia sino in Tunisia. Era il 1992 e da quell’anno altre 5 volte siamo tornati in quel Paese mentre ormai l’entusiasmo per le traversate d’altura ci aveva incoraggiato a fare due volte il giro di Sicilia spingendoci sino a Malta.

Crediamo con orgoglio di avere aperto nuove vie al turismo nautico regionale ma il merito maggiore che ci riconosciamo è quello di aver contagiato a tanti altri appassionati la voglia di vivere il mare in ogni suo aspetto e sempre nel profondo rispetto delle sue regole. Ciò che vuol dire anche voler affrontare grandi avventure valutando i rischi e i limiti di persone e mezzi. Con queste premesse abbiamo organizzato e realizzato nel 1998 “Actlantica” , il raid che ci ha portato oltre le colonne d’Ercole sino a Lisbona su una rotta complessiva di quasi 5000 km.

Un’impresa unica che non va giudicata come il successo dei pochi che l’hanno vissuta ma il risultato del meticoloso lavoro di preparazione di un gruppo affiatato di appassionati che infatti tre anni più tardi ha saputo pianificare e far decollare “Egytia” un viaggio dalla Sicilia alla Grecia e all’Egitto dove, grazie all’impensabile accordo di quattro ministeri e l’entusiasta intermediazione della nostra ambasciata , due gommoni sono riusciti a risalire il Nilo sino al Cairo, segnando la prima impresa di questo genere su un tratto del fiume mai navigato da unità da diporto.Ancora oggi il ricordo delle 20 ore di navigazione tra Creta e Alessandria, dei militari che ci scortarono sui loro piccoli Zodiac attraverso la vegetazione e le chiuse del Nilo, delle secche del fiume su cui ci arenammo e costrinsero quei militari e i pescatori locali ad aiutarci, questo ricordo fa rivivere un evento che rappresenta il successo della volontà e dell’esperienza di chi sa dare alla “piccola nautica” il valore e i limiti che le competono. Ecco, i limiti, ma quali sono oggi in effetti visti i progressi che i gommoni sono riusciti a realizzare specie negli ultimi dieci anni ? Noi stessi ormai non sapremmo dirlo e la prova è nel fatto che abbiamo scelto la sfida di rimetterci in mare nel 2004, questa volta per traversare l’Egeo, il Mar di Marmara e arrivare sino ad Istanbul in Turchia. 

Hodyssean” abbiamo chiamato quel raid lungo quasi 4000 km. che servirono tra l’altro a cementare tra i protagonisti un’amicizia unica, speciale che forse solo oggi dopo la immatura scomparsa di uno di loro, riu sciamo ad apprezzare.

A quell’amico che non c’è più abbiamo dedicato una stele che riposa sul fondo del mare a su cui ogni anno da allora ritorniamo per ricordarne il profondo legame che il mare ha saputo creare. 

Non c’è esperienza che sul mare non abbiamo voluto provare. Dalle piccole traversate ai grandi raid, dai viaggi estivi alle galoppate invernali, dalle navigazioni a vista a quelle strumentali notturne.

Sembrano trascorsi anni luce dalle prime iniziative e non abbiamo mai smesso di imparare, sino a volere confrontarci anche sul terreno agonistico: lo abbiamo fatto da piloti di endurance, da piloti di off-shore,   ci hanno chiesto di farlo da organizzatori e nel diario di bordo del nostro club abbiamo scritto anche la preparazione delle tappe più esaltanti degli ultimi campionati nazionali della Federazione Italiana Motonautica.

Non aggiungiamo altro ma non guardateci come gli Ambrogio Fogar o i Casiraghi del mare: siamo una combriccola di simpaticoni che si vede la domenica all’Isolotto di Isola delle Femmine a fare un’immersione su fondali visti e rivisti solo per il gusto di mettere la testa sott’acqua in compagnia dei responsabili della nostra scuola “Easy Dive”, che va a mare anche per poche miglia per il   semplice piacere di sentirsi parte di questo splendido mondo blu, che si riunisce nella nostra bella sede per mettere su feste e incontri con tanti altri che nel mare lavorano o si divertono come noi.Il mare: quante cose più di noi può raccontare e quanto gli dobbiamo del nostro entusiasmo, della nostra allegria, dei nostri sogni che ancora coltiviamo e che vogliamo condividere con altri appassionati. A tutti loro, a quelli che seriamente e sinceramente lo amano proponiamo le iniziative che anche quest’anno abbiamo pianificato sopra e sotto la sua immensa superficie con la speranza di poterle realizzare tutte e la soddisfazione di quanti resteranno e si aggiungeranno a noi.

Buon mare a tutti.

Foto e Testo di Umberto Trapani